Per trovare traccia dell’ultima stracittadina di Amsterdam in Eredivisie bisogna fare un salto indietro nel tempo, tornando alla stagione 1977-78, quando l’Ajax di Tomislav Ivic e Bobby Harms sconfisse il FC Amsterdam per 3-1 in trasferta e per 5-1 in casa.
Oggi l’Ajax è l’unica squadra professionistica della città più importante d’Olanda. Una circostanza singolare, se si considera che a Rotterdam, per esempio, Feyenoord, Sparta ed Excelsior sono presenze abituali tra Eredivisie ed Eerste Divisie, oppure che Eindhoven, con appena 200 mila abitanti, riesce a esprimere due squadre nelle prime due leghe nazionali. Eppure, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta, la “Venezia del Nord” poteva vantare ben quattro squadre di primo livello.
Di soli due anni più giovane dell’Ajax, fondato il 18 marzo 1900, l’FC Blauw-Wit Amsterdam nacque nel quartiere di Kinkerbuurt. Padroni di casa dello Stadio Olimpico dal 1928 e sette volte campioni regionali — in un’epoca in cui il titolo di Campione d’Olanda veniva assegnato tramite playoff tra le vincitrici dei tornei regionali — dopo il passaggio al calcio professionistico nel 1954 il club conobbe un lento ma inesorabile declino.
Negli anni Cinquanta i principali rivali cittadini dell’Ajax erano i giocatori del DWS (“Door Wilskracht Sterk”, ovvero “Forti per volontà”), squadra fondata originariamente dagli operai del quartiere di Spaarndammerbuurt e per questo da sempre considerata la “squadra del popolo”. Nato nel 1907 per iniziativa di Robert Beijerbacht, Theo Beijerbacht e Jansen van Galen, il club — che indossava una maglia nerazzurra — fece il suo esordio in Eredivisie nel 1958.
Il DWS, che in origine si chiamava Fortuna, poi Hercules, prima di assumere il nome definitivo, faticò non poco nella massima serie. Dopo aver conquistato cinque titoli regionali negli anni precedenti, la sopravvivenza nel calcio professionistico si rivelò ben più complicata. Tra alti e soprattutto bassi, con la retrocessione del 1962, resta memorabile la stagione 1963-64, culminata con la vittoria del campionato e il raggiungimento dei quarti di finale di Coppa dei Campioni, dove il DWS fu eliminato dagli ungheresi del Vasas ETO Győr.
I successi di quegli anni spinsero la dirigenza a trasformare il club da semiprofessionistico a pienamente professionistico; tuttavia, le aspettative non furono rispettate e la contemporanea ascesa dell’Ajax di Rinus Michels contribuì a oscurare il DWS. Nonostante ciò, dal club continuarono a emergere giocatori di qualità come Jan Jongbloed, Piet Schrijvers e Rob Rensenbrink, ma la situazione di classifica diventava ogni stagione più drammatica.
Fu così inevitabile, nel 1972, la fusione con il Blauw-Wit Amsterdam e con il De Volewijckers, club glorioso e vincente negli anni della Grande Guerra ma presente in Eredivisie solo per due stagioni, con l’obiettivo di creare una società economicamente più solida e capace di contendere l’egemonia dell’Ajax, che proprio in quegli anni stava iniziando a scrivere la storia del calcio olandese ed europeo.
Dall’unione delle tre squadre, nell’estate del 1972 (anche se il De Volewijckers si aggregò ufficialmente solo nella stagione 1973-74), nacque l’FC Amsterdam. Dopo un debutto promettente — con tre partecipazioni alla Coppa Intertoto e una qualificazione alla Coppa UEFA, nella quale eliminò anche l’Inter prima di arrendersi ai quarti di finale contro il Colonia — la seconda squadra di Amsterdam, che vestiva una maglia a strisce verticali rosse e nere, fu costretta a chiudere i battenti appena dieci anni più tardi.
Decisiva fu la retrocessione in Eerste Divisie, unita al fatto che i buoni risultati sportivi non trovarono riscontro nel consenso popolare: la passione dei tifosi amsterdamesi rimase divisa tra l’Ajax, squadra vincente e spettacolare, e il DWS, più vicino agli strati popolari della città.
Ad aggravare ulteriormente la situazione dell’FC Amsterdam contribuì una gestione societaria disastrosa, che fece lievitare i debiti in proporzione inversa alla popolarità del club. Con meno di 2.000 spettatori sugli spalti del grande Stadio Olimpico, capace di quasi 32.000 posti, le partite casalinghe furono spostate addirittura sul campo di allenamento. In breve tempo i migliori giocatori vennero ceduti e, in modo inesorabile, arrivò la retrocessione nel 1978, preludio al fallimento del 1982.
DWS, Blauw-Wit e De Volewijckers continuarono a esistere come squadre amatoriali a livello regionale (al pari di altri club di cui parleremo in un prossimo speciale), sfornando fino a tempi relativamente recenti giocatori del calibro di Johnny Metgod, Ruud Gullit e Frank Rijkaard. Dell’FC Amsterdam, invece, non rimane più alcuna traccia.

